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VELENO NEL TUO BICCHIERE. (DI VINO)

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Pochi giorni fa ho visto un link ad un video di YouTube del canale televisivo svedese TV4 sul blog Intravino: non si dice molto nell’articolo, solo che era piuttosto interssante da vedere. Bene, ho fatto il noioso lavoro di trascrivere i sottotitoli in inglese e di tradurli in italiano per quelli che non hanno tempo di vedere il video di 22 minuti in svedese (sottotitoli in inglese) o che non capiscono l’inglese.
É sicuramente da vedere, o da leggere in pochi minuti (10) qui di seguito, perché questo programma, Kalla Fakta (é tipo Presa Diretta), si concentra su qualcosa di cui ho sempre parlato: il fatto che non siano segnalati tutti gli ingredienti sull’etichetta di una bottiglia di vino, come in qualsiasi altra bevanda o cibo. Questo solo per soddisfare il consumatore.
In Italia Luca Gargano (importatore genovese, azienda Velier, primo a fare un catalogo di soli vini artigianali nei primi anni 2000) é stato l’unico ad occuparsi del problema dando molte informazioni al consumatore in etichetta dei da lui distribuiti.
Vediamo qui il mitico Serragghia Bianco di Gabrio Bini.

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Il vino é infatti l’unico alimento che non ha gli ingredienti riportati in etichetta.
Il video é ben fatto e deve essere diffuso, forse é stato più facile parlare di questo argomento in un paese meno coinvolto culturalmente nella produzione di vino: penso sarebbe stato più difficile parlare di questi argomenti scomodi in Italia o in Francia.
(Potete leggere la mia opinione tra parentesi qua e là nella traduzione seguente).

POISON IN YOUR GLASS. TV4 KALLA FAKTA. 25/11/2013

)

 

Cosa c’è veramente nel vino che beviamo?
Uva ed alcol, naturalmente.
L’alcol può essere dannoso, come molti sanno.
Ma ci sono molte altre sostanze che possono essere dannose: veleni ed additivi non segnati sulla bottiglia.
Esamineremo i vini più venduti.

L’industria del vino vuole farci percepire il vino come naturale, come utile nell’affermarsi in società e come parte di una buona cultura del cibo.
É questa immagine giusta e pertinente?
Alcuni pensano che parecchio vino venduto sia tanto artificiale quanto i soft drinks (Finalmente qualcuno dice quello che ho sempre detto) e che contenga molti additivi che possono essere dannosi.

Kalla F. Va in Languedoc a visitare una dei vini più venduti, ‘Les fumées blanches’.
Dopo la vendemmia iniziano ad aggiungere tutti i giusti additivi. L’enologo ci mostra come si fa: acido ascorbico, un po’ di zolfo.
In Svezia la vendita di vino aumenta e principalmente si consuma vino in scatola come Les fumées blanches.
Harald Constant, l’enologo, ci spiega come il gusto possa essere influenzato aggiungendo lieviti industriali.
I lieviti stessi creano un gusto che non é presente nell’uva. (Questo é il vero cuore del problema).
In Les fumées blanches i lieviti possono essere il 10% e l’aroma del vino può essere influenzato del 10%.
L’enologo ci spiega che si possono comperare lieviti per creare diversi gusti come fumo, dolci, fragole ed ananas.
La fragola é per il rosé, non per il vino bianco. A volte l’ananas può essere un lievito.
Quasi nessun ingrediente é segnalato sull’etichetta di un vino ma in cantina impariamo che l’industria utilizza un certo numero di prodotti chimici per influenzare il gusto.

Aurelie Degoul (Les fumées blanches ): L’industria del vino a fatto molti progressi con la chimica e la fisica ed ha usato ciò per creare il gusto che il consumatore stava cercando.
L’industria é stata per molto tempo criticata per l’uso di molti pesticidi tanto che il suolo in molte aree é quasi morto. Se non si usassero additivi, il vino non avrebbe quasi gusto.(?)
Aurelie: É molto semplice. Se usi troppi pesticidi, il tuo terreno muore. Il vino viene dal terreno. Da li prende gli elementi per creare il suo aroma. Quindi se uccidi la vita biologica nel tuo terreno, tra 10 anni non sarai in grado di fare un vino con gusto.

Le scatole di vino sono le più vendute in termini di litri. Decidiamo di testare il contenuto dei 10 più venduti. In laboratorio non c’è differenza tra vino in scatola o in bottiglia.

Malcolm Gluck di The Guardian, un esperto di vini Inglese, dice che il vino non é diverso da un soft drink o bibita che sia.
Malcolm: Non ti dice niente, é solo manipolazione/alterazione di informazione, vero?
Con una bottiglia di Coca Cola in mano: questo é molto più onesto del vino che prova ad abbindolarti. (Sono d’accordo al 100% ed ho sempre fatto lo stesso esempio).

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Potrebbe essere fatto con qualsiasi cosa. Potresti non aver bisogno di passare attraverso tutti i fastidi di coltivare la vite per farlo. Puoi compararlo a qualsiasi limonata o bevanda. Eccetto il fatto che é alcolico. La gente non lo sa, c’è molta ignoranza, favorita dai produttori di vino, che vogliono continuare a parlare della bella natura dei loro vini e della naturalezza dei loro prodotti. É un nonsenso assoluto.

Le leggi della Comunità Europea permettono ai produttori di vino di usare 60 diverse sostanze, molte delle quali hanno un numero con la E. Ma gli unici additivi che il produttori di vino devono segnalare in etichetta sono i solfiti, il latte e le uova.
I produttori di vino sono esenti dalle leggi europee sull’etichettatura del cibo.

Alcune sostanze sono aggiunte come aiuti di lavorazione e devono sparire, altre sono usate perché rimangano nel vino.

Malcolm: Sono sicuro che i farmacisti/chimici potrebbero produrre lievito che influiscano sul gusto in migliaia di modi. Ottieni banana, é noce di cocco, é legnoso, ha un gusto più fresco.
L’idea che il vino sia naturale ed in stretta relazione ad un luogo é estremamente dubbia, perché non beviamo frutta cruda, beviamo un prodotto chiamato vino che é manipolato con dei lieviti (selezionati), potenziato/migliorato chimicamente che può avere un gusto naturale, ma non lo é. (Molto spesso non ha nemmeno un gusto naturale!).

Diversi rivenditori di additivi per produttori di vino hanno prodotti che influenzano profumo, gusto, aspetto e carattere. Puoi dare al vino l’aroma di qualsiasi cosa dal cioccolato alla liquirizia, dal ribes nero ai frutti tropicali.

Alcuni di questi vini contengono additivi che l’industria vuole tenere segreti. Possono essere prodotti che influenzano il gusto ma possono essere anche sostanze conosciute per creare reazioni allergiche come latte, grano e pesce.
Ci possono anche essere residui di pesticidi.

L’etichetta deve rivelare se contiene solfiti, uova o latte ed il contenuto di alcol. Ma il produttore può aggiungere altre 60 sostanze senza dirlo al consumatore.
Abbiamo chiesto alla Food Administration quali di queste possono causare reazioni allergiche o ipersensibilità.
Ulla Edberg: ‘Abbiamo trovato isinglass/colla di pesca e caseina; sono entrambi forti allergeni’.
Delle 60 sostanze permesse un terzo é conosciuto per creare reazioni allergiche o ipersensibilità. Ciononostante, i produttori di vino non devono segnalare questo in etichetta perché sono esenti dalle regole della normale etichettatura del cibo.

Ulla: Penso che gli ingredienti dovrebbero essere segnalati. Sempre. In modo da poter scegliere. É specialmente importante per quelli che hanno allergie. Una scelta sbagliata può essere una minaccia vitale.

Un team di ricerca dell’ospedale dell’università di Lund sta studiando l’ipersensibilità e le reazioni allergiche causate dal vino. I loro risultati sono veramente sorprendenti.

La sessantenne K. Cappelin ha una reazione allergica dovuta al vino. Partecipa ai test del team di ricerca di Lund.
K.Cappelin: ‘Mi viene il naso chiuso e penso di avere il raffreddore. É la stessa cosa ogni volta. Poi inizio a starnutire. Sette, otto, nove, dieci volte’. (La stessa cosa capita a mia madre…)

Si pensa che centinaia di migliaia di svedesi abbiano sviluppato reazioni allergiche e ipersensibilità causate dal consumo di vino. Il team ha chiarito che la reazione non é causata dall’alcol. All’inizio hanno sospettato dell’istamina che si trova naturalmente nel vino.
Morgan Andersson del team di ricerca di Lund: Non abbiamo trovato nessuna differenza. Aggiungere più istamina non produce una reazione peggiore. Qualcos’altro nel vino rosso produce la reazione. Tutto porta agli additivi o ai pesticidi’.

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I ricercatori dicono che si possono avere i seguenti sintomi quando bevendo vino, si reagisce agli additivi ed ai pesticidi: difficoltà di respiro, starnuti, mal di testa, nausea e mal di stomaco. (Questo é quello che mi succede piuttosto spesso)
Molti consumatori di vino che pensano di avere un hangover (mal di testa post bevuta), stanno in realtà reagendo contro gli additivi o i residui di pesticidi nel vino.
Un emicrania o un mal di testa può essere causato da un organo che reagisce a ciò.
É solo una teoria ma é plausibile.
Lei dice che l’hangover é dato dagli additivi e non dall’alcol?
Morgan: Non é impossibile. Io penso che sia plausibile. (I vini artigianali danno molti meno problemi da questo punto di vista).

Test sui 10 vini in scatola piu venduti all’università di Scienze Agricole di Uppsala con l’esperta di pesticidi Jenny Kreuger.
Jenny: ‘Abbiamo trovato un paio di fungicidi ed un insetticida/pesticida in quattro dei campioni. Questi i vini in scatola: SomeZin Zinfandel, Il Conte Primitivo Negro, J.P. Chenet Cabernet-Syrah e Les Fumées Blanches.
Il pesticida non supera il limite medio di assunzione giornaliera ma visto che nessun limite é stato stabilito per il vino, lo compariamo all’acqua potabile.
I risultati: i vini contengono una quantità di residui di pesticidi che é 55 volte superiore a quello che é permesso per l’acqua.
Jenny: ‘Se fosse stata acqua potabile sarebbe stata classificata come inadeguata, non idonea’.

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Il Triophanate-methyl é diverso dagli altri pesticidi. Si sospetta che sia cancerogeno e che possa colpire la capacità di riproduzione. Il residuo trovato in Les Fumées Blanches era 24 volte superiore a quello ritenuto accettabile per l’acqua potabile.

A Les Fumées Blanches:
Kalla Fakta: Ci sono pesticidi in questo bicchiere adesso?
Aurelie: No.
Kalla F.: É sicura?
Aurelie: No perché sono stati sulle viti in marzo, aprile. Prima che ci fossero i grappoli, prima anche che fiorissero. Non possono essere messi sui grappoli dopo questo. (In realtà sono sistemici, entrano nel sistema linfatico della pianta).
Kalla F.: Abbiamo trovato parecchio dimethomorph e thiophanate-methyl che sono due diversi pesticidi.
Aurelie: Si, sono cose che possono venire dalla terra, dal suolo, ma non sonommaimlivelli tossici ed é la stessa cosa per la verdura, la frutta, non solo per il vino.
Kalla K.: Uno di questi può causare il cancro…
Aurelie: Si, come i solfiti. Se ne prendi troppi, possono causare il,cancro. E se bevi troppo, può causare il cancro.

Aurelie conferma che esiste un grande problema con i pesticidi in Francia: se lo fai, il tuo vicino deve farlo anche. Se no, con il vento e con il suolo, ricevi inquinamento dal tuo vicino. (Sbagliato: controllate voi stessi due vigne vicine, una allevata chimicamente, morta, e l’altra allevata in maniera artigianale/naturale, piena di vita!).
Se diventi biologico, un anno su due perderai metà della tua vendemmia.
Alla fine dell’anno, devi fare i soldi in qualche modo. (Sbagliato. Visitate e parlate con un vignaiolo artigiano).

In Svezia il vino é venduto dal monopolio di stato, il Systembolaget, che dichiara di mirare al bene pubblico e che bisogna godere dell’alcol con una buona salute mentale.
I risultati del,test sono mostrati a Ulf Sjodin del Systembolaget.
Ulf: Ma 6 su 10 sono totalmente senza pesticidi.
Kalla F.: lei decide di vederla così?
Ulf: É industria agricola.

Di solito il Systembolaget non fa test sui pesticidi nel vino. Ma quando hanno fatto test su vini biologici nel 2008 e nel 2009 hannomtrovatomresidui di pesticidi su 1/3 dei campioni.
Ulf: Non abbiamo fatto test sui vini convenzionali perché non ci sono state indicazioni di livelli di rischio in nessun caso.
Kalla F.: Ma i vini convenzionali sono quelli in cui sono usati i pesticidi.
Ulf: Ci sono talmente tanti vini per cui dobbiamo sospettare di qualche cosa prima di iniziare ad indagare.

Ne loro ne la Food Administration eseguono test sui vini per sostanze che possono causare reazioni allergiche o intolleranze.
Il Systembolaget dovrebbe assicurarsi di offrire vini sicuri per il consumo.

Kalla F.: Ne le etichette ne voi menzionano qualcosa sugli additivi. Come possono mi consumatori sapere cosa c’è nel vino?
Ulf: Devono chiedere al produttore. É difficile senza avere tutti gli ingredienti segnati in etichetta.

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Kalla F. ha inviato un questionario a 10 fornitori dei più venduti vini in scatola. É stato chiesto loro di segnalare tutti gli additivi e gli aiuti usati nella lavorazione.
Solo tre hanno risposto. Gli altri non hanno risposto oppure non hanno fornito risposte specifiche.
Potete ascoltare le varie telefonate ai fornitori nel video.

Siamo stati in contatto con diverse fonti ben informate all’interno della burocrazia dell’Unione Europea che ci hanno tutte confermato che la lobby del vino smorza ogni tentativo di cambiare la legge riguardo l’etichettatura del vino.
Principalmente sono i paesi produttori di vino nella Comunità Europea (Tutti i paesi dell’Europa meridionale e la Germania) che rimarranno esenti dal dover dichiarare tutti gli ingredienti sulle etichette dei loro vini.
Tutte le volte che questo argomento é stato portato davanti al Parlamento Europeo é stato respinto.

Aurelie: Il fatto di mettere troppe informazioni confonde il consumatore. (?)
Kalla F.: Spaventa il consumatore?
Aurelie: Si. É già molto difficile per il consumatore scegliere un vino quando ci sono 5-6 righe su un’etichetta, quindi é forse più semplice questa: Fumées Blanche, sauvignon blanc. Un nome, un vitigno. É abbastanza. (Sbagliato! I consumatori non sono stupidi: vogliono sapere. Come quando comprano altri cibi.)

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Molti produttori dicono che é impossibile dichiarare tutti gli ingredienti. L’etichetta é troppo piccola, ed i vini sono uvaggi, per cui é difficile sapere cosa é stato aggiunto. (Solo stupide scuse.)

Andiamo a visitare una catena di negozi che prova che ciò é possibile. Ma segnalare tutti gli ingredienti in etichetta é una violazione delle leggi della Comunità Europea.
S. Maloney di The Co-operative Food: Dividiamo in sezioni cosa va nel vino e cosa é stato usato nella lavorazione ma che non dovrebbe essere nel vino.
Kalla F.: Cosa pensa del fatto che tutto ciò é illegale?
Maloney: Pensiamo di non comportarci in maniera illegale, siamo concentrati sul consumatore. Nessuno considererebbe negativo il fatto di dare ai consumatori il maggior numero di informazioni possibile.

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Malcolm Gluck: Questa gente non vuole dirti cosa c’è nel suo vino. Sono spaventati dalla vostra reazione quando scoprirete cosa c’è realmente nel vino.
Non ci dicono nulla perché vogliono mantenere il mito che il vino é una cosa naturale. Che il balzo dal vigneto alla bottiglia é un semplice ed unico salto dal grappolo alla bottiglia.
Questo é un vero nonsenso.

Sul sito di Kalla Fakta potrete vedere i risultati dei test sui vari vini.

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ENGLISH VERSION

POISON IN YOUR GLASS. (OF WINE)

I’ve seen a link to this Swedish TV4 YouTube video on the Italian wine blog Intravino: they didn’t say much about it, just that it was definitely worth see. Well, I did the boring job of writing down the english subtitles and eventually to translate it in Italian for those who don’t have time to watch the 22 min. long video.
It’s worth seeing it, or taking a few minutes(10) to read it here, because this tv program, Kalla Fakta, focuses on something I’ve always been talking about: ingredients on wine labels, as in every other drink or food. Just in order to satisfy consumers.
In Italy Luca Gargano (Genoese wine importer, Velier his company, he has been the first to make a catalog of artisan wines only in the early 2000’s) has been the only one to think about this problem giving several informations to consumers on the label of the wines he sells.
We can see here mythic Gabrio Bini’s Serragghia Bianco.

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Wine is the only aliment without ingredients on the label.
It’s well done and worth promote, this was probably more easy to do in a country less culturally involved with wine production: it would have been much harder to do it in Italy or France.
(You can read my opinion in brackets every now and then in the following text).

POISON IN YOUR GLASS. TV4 KALLA FAKTA . 11/25/2013

)

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What’s really in the wine we drink?
Grapes and alcohol, of course.
Alcohol can be harmful, as most people know.
But there are lots of other substances that can be harmful: poisons and additives not listed on the bottle.
We’ll examine the biggest selling wines.

The wine industry wants us to perceive wine as natural and life-affirming as part of a good food culture.
Is that image accurate?
Some people feel that much wine that’s sold is as artificial as soft drinks (finally somebody says what I’ve always said) and contains lots of additives that can be harmful.

Kalla F. goes to Languedoc to visit one of the biggest selling wines ‘Les fumées blanches’.
After harvesting they begin adding all the right additives. The winemaker shows us how it’s done: acid ascorbic, a little bit of sulfur.
In Sweden wine sells are growing and they mainly drink wine boxes as Les fumées blanches.
Harald Constant, the wine maker, tells then how taste can be affected by adding industrial yeasts.
Yeasts themselves create a taste that is not found in the grape itself. (This is the real problem).
In Les fumées blanches yeasts can be 10% and the aroma of the wine can affected 10%.
The winemaker says that one can buy yeasts that create many different tastes such as smoke, sweets, strawberries and pineapple.
Strawberry is for the rosé, not for the white wine. Sometimes pineapple is a yeast.
Almost no ingredient are listed on the wine label, but at the vineyard we learn that the industry uses a number of chemicals to affect the taste.
Aurelie Degoul (Les fumées blanches ): The wine industry has made a lot of progress with chemicals and physics and have used that to create the tastes that the consumer was looking for.

The industry has long been criticized for its use of so many pesticides that the soil in many areas is almost dead. If additives weren’t used, wine would have almost no taste.
Aurelie: It’s very simple. If you use too much pesticides, your soil is going to die. And the wine comes from the soil. And that’s where it takes all the elements to create the aromas. So if you kill the biological life in your soil, in 10 years you’ll be unable to make wine with taste.

Box wines are the best selling in terms of litres. We decide to test what the 10 best selling contain. In the lab it makes no difference whether wine is boxed or bottled.

Malcolm Gluck of The Guardian, an English wine expert, says wine is no different from a soft drink .
Malcolm: it’s not really telling you anything, it’s just PR spin, isn’t it?
With a bottle of coke in his hand: this is far more honest than the wine, which tries to bamboozle you. (I agree 100% and I’ve always used the same example).

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It could be made from anything. You needn’t go to all the trouble of growing grapes to make it. You could compare it to any lemonade, to any soft drink. Except that is alcoholic. People don’t know about it, there’s a huge amount of ignorance, fostered by wine producers, who wish to carry on talking about the beautiful nature of their wines and the naturalness of their products. It’s complete nonsense.

EU rules permit winegrowers to use some 60 different substances many of them given an E number. But the only additives that winegrowers need to list on the label are sulphites, milk and eggs. Wine growers are exempted from the EU’s food labeling rules.

Some substances are added as processing aids in production but are meant to disappear, others are meant to remain in the wine.

Malcolm: I’m sure chemists could produce yeasts which would affect the flavour in thousand ways. You get banana, it’s coconutty, it’s woody. It’s got fresher flavour
The idea that wine is natural and unique to a site is extremely dubious, because we don’t drink raw fruit, we drink a product called wine which is a yeast manipulated, chemically enhanced product which may taste natural, but it isn’t. (Very often it doesn’t even taste natural).

Several of the retailers who sell additives to winemakers sell a number of products that affect the smell, taste, appearance and character. You can give wine the aroma of everything from chocolate to liquorice, to black currant and tropical fruits.

Some of these wines contain additives that industry wants to keep secret. It can be things that affect the taste but it can also be substances known for causing allergic reactions such as milk, eggs, wheat and fish.
There can also be residue from pesticides.

The label must reveal whether it contains sulphites, eggs or milk, and the alcohol content. But the producer may add 60 other substances without telling the consumer.
We’ve asked the Food Administration which of these can cause allergic or hypersensitivity reactions.
Ulla Edberg: ‘We’ve found isinglass and casein; they’re both strong allergens’.
Of the 60 permitted substances a third are known for creating allergic or hypersensitivity reactions. Despite this, winemakers needn’t put this on their wine labels since they are exempted from normal food labeling.

Ulla: I think the ingredients should be listed. Always. So you can choose. It’s especially important for those with allergies. A wrong choice can be life threatening.

A research team at Lund university hospital is studying the hypersensitivity and allergic reactions caused by wine. Their results are very surprising.
60 years old K. Cappelin gets an allergic reaction from drinking wine. She’s one of the human test subjects for the research team in Lund.
K.Cappelin: ‘I get really sniffly and think I’ve caught cold. It’s the same every time. Then I start sneezing. Seven,eight, nine, ten times’. (Same happens to my mother…).

Hundreds of thousands of Swedes are thought to have developed an allergic or hypersensitive reaction from drinking wine. The team determined that it isn’t the alcohol that causes the reaction. At first they suspected the histamine, which is found naturally in wine.
Morgan Andersson of Lund Research team: We found no real difference. Adding extra histamine did not produce a worse reaction. Something else in red wine creates the reaction. Everything points to either being additives or pesticides.’

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The researchers say you can get the following symptoms when you drink wine and react to the additives or pesticides: difficulty in breathing, sneezing, headache,nausea and stomach trouble. (That happens to me quite often).
Many wine drinkers who think they have an hangover are actually reacting to the additives or residue from pesticides in the wine.
A migraine or headache might be caused by that organ reacting to it.
It’s just a theory, but it sounds plausible.
You mean the additives give you the hangover, not the alcohol?
Morgan: It isn’t impossible. I think it sounds plausible. (Artisan wines give much less problems).

Test on the 10 best selling box wines at the University of Agricultural Sciences in Uppsala with pesticide expert Jenny Kreuger.
Jenny: ‘We found a couple of fungicides and an insecticide/pesticide, in four of the samples, in any case. It was found in these box wines: SomeZin Zinfandel, Il Conte Primitivo Negro, J.P. Chenet Cabernet-Syrah and Les Fumées Blanches.
The pesticide content doesn’t exceed the limit for average daily intake but since no limit’s been established for wine, we compare it with drinking water.
The results: the wines contain pesticide residue that’s up to 55 times higher than what’s permitted for drinking water.
Jenny: ‘If this had been drinking water it would have been classified as unsuitable.’

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Triophanate-methyl is different from the other pesticides. It’s suspected of being carcinogenic and may affect the ability to reproduce. The residue found in Les Fumées Blanches was 24 times higher than what’s acceptable for drinking water.

At Les Fumées Blanches:
Kalla Fakta: Are there any pesticide in that glass now?
Aurelie: No.
Kalla F.: Are you sure?
Aurelie: No because they’ve been on the vines in march, April. Before the grapes were there, before they flourish even. They can’t go in the grapes after that. (Pesticides are systemic, going in the lymphatic system on the vine).
Kalla F.: We largely found dimethomorph and thiophanate-methyl which are two different pesticides.
Aurelie: Yeah, it’s things that can come from the earth, from the soil itself, but it’s never toxic levels and it’s the same thing for vegetables, fruits, it’s not only for wines.
Kalla K.: One of them may cause cancer…
Aurelie: Yeah, just like sulphites. If you have too much, it may cause cancer. And if you drink too much, it can cause cancer.

Aurelia confirms that there is a big problem with pesticides in France: If you do it, your neighbor has to do it too. If not, with the wind and with the soil, you get pollution from your neighbor. (Wrong: you just want to check yourself two neighbor vineyards, one with chemicals, dead, and one artisan/natural grown, full of life!).
If you go ecological, one year out of two you’ll lose half of your harvest.
At the end of the year, you need to get money somewhere. (Wrong. Just visit and talk with an artisan vigneron).

Wine in Sweden is sold through the state alcohol monopoly, Systembolaget, which claims that its aim is to contribute to good public health and for alcohol to be enjoyed with good health in mind.
The test results are shown to Systembolaget’s Ulf Sjodin.
Ulf: But 6 of the 10 were totally free of pesticides.
Kalla F.: You choose to see it like that?
Ulf: It’s an agricultural industry.

Systembolaget normally performs no tests for pesticides in wine. But when they performed tests in 2008 and 2009 on ecological wines, they found pesticide residue in 1/3 of them.
Ulf: We haven’t tested our conventional wines because there’ve been no indications of risk level in any of them.
Kalla F.: But those are the ones that normally use pesticides.
Ulf: because there are so many of them we need to suspect something before going through all of them.

Neither they nor the Food Administration regularly tests wines for substances that can cause allergic reactions or intolerance.
Systembolaget should make sure it offers wine that’s safe to drink.

Kalla F.: Neither the labels nor you say anything about additives. How can customers know what’s in the wine?
Ulf: They have to ask the producer. It’s hard without having all the ingredients listed on the label.

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Kalla F. sent a questionnaire to the suppliers of the 10 best selling box wines. They’ve ask them to list all the additives and processing aids they used.
Only three of the suppliers answered the questions. The others either didn’t reply or provided no specific answers.
You can listen to different phone calls watching the video.

We’ve been in touch with several well-informed sources in the EU bureaucracy who all say that the wine lobby thwarts every attempt to change the law regarding the labeling of wine.
It’s primarily the wine-producing countries in the EU (All southern Europe countries and Germany) that will remain exempt from needing to declare all the ingredients on their wine labels.
Every time the issue has come up before the EU Parliament it’s been outvoted.

Aurelie: The fact of putting too much information confuses the consumer.
Kalla F.: Does it scare the consumer?
Aurelie: Yeah. For a consumer to choose a wine when you have 5-6 lines on a label, is already very difficult, so maybe it’s simpler, like this one: Fumées Blanche, sauvignon blanc. One name, one grape. That’s enough. (Wrong! Consumers are not stupid: they want to know. As well as when they buy other food.)

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Many producers say it’s impossible to declare all the ingredients. The label is too small, and the wines’s blended, so it’s hard to know what all has been added. (Just silly excuses.)

We’re going to visit a chain store that proves it is possible. But it’s in violation of the EU law to list all the ingredients on the label.
S. Maloney of The Co-operative Food: We break down in sections what goes into the wine and what’s been used to process it, but might not be in the wine.
Kalla F.: How do you feel about this beeing illegal?
Maloney: We feel that we’re not being illegal, we’re being customer focused. No one would consider it negative to give customers as much information as possible.

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Malcolm Gluck: These people don’t want to tell you what’s in their wine. They’re scared of your reaction when you find out what’s actually in it.
They don’t tell us because they want to maintain the myth that wine is a natural thing. That the leap from vineyard to bottle is just an effortless, single jump of grape to bottle. That’s a nonsense.

On Kalla Facta website you can see the wine tests results.

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