Trattoria Fratelli Bruzzone: una bella novità. (non solo per me a quanto pare)

Mise en place

 

 

 

 

Qualche settimana fa Federico Ferrero mi dice: ‘ti devo portare da alla Trattoria Fratelli Bruzzone, uno dei migliori indirizzi torinesi in questo momento’.

Ovviamente non abbiamo combinato ed oggi giovedì 11/01 ho prenotato alle 12:30 per le 13.

Mi è piaciuto molto. Federico aveva ragione. Non solo! Mi stupisco di due cose.

-Primo: non conoscevo questo ristorante. Mea culpa!

-Secondo: pare non lo conoscano né le guide di settore né i giornali locali. Direi che non ne abbia mai parlato nessuno da quando il locale ha cambiato veste. Il patron Gabriele Bruzzone (in foto qui sotto) mi dice che circa dieci anni fa hanno trasformato quello che era una gastronomia in ristorante. In cucina sempre sua madre e sua sorella Martina.

Le Patron: Gabriele Bruzzone

 

 

 


Passi per i giornali locali e per alcune  guide (Michelin in primis) ma non capisco come la Guida delle Osterie di Slow Food non menzioni questo locale. Non solo dovrebbe essere menzionato ma probabilmente ci sta anche la chiocciola. Ho la guida sul cellulare: non può mancare questo ristorante!

Il locale è puntualmente segnalato da Raisin. Almeno quello….

Cosa devo dirvi? I piatti sono tutti fatti in casa. Cucina tradizionale piemontese/casalinga.

La carta dei vini prevede vini artigianali. Questo è un plus importante. Piemonte al 90%. Troverete delle chicche potenti: da Rinaldi a Mascarello (Bartolo), ma ci sono anche Ezio Cerrutti o Ca’ del Prete di Pino d’Asti. Solo per fare qualche esempio neh!

Oggi ho bevuto un vino che non conoscevo: rosso Noah della omonima cantina. DOC Coste del Sesia, uvaggio di nebbiolo, croatina e vespolina. Fresco e dissetante. Ottimo per il lauto pranzo odierno.

 

Il caffè è specialty. Altro plus. E’ di una piccola torrefazione torinese/langarola: Ialty (Mara dei Boschi). Pane buono (altro plus): panettiere di Porta Palazzo. Già assaggiato in alcuni bistrots torinesi.  

I piatti?

-Insalata russa fatta in casa. Aceto giusto, patate buone. Direi bene.

-Tortellini (home made anche questi) con crema/fonduta al parmigiano. Difficile assaggiarne di così buoni fuori dai confini emiliani.

-Agnolotti (fait maison, ça va sans dire) burro (piuttosto sapido: è allungato/diluito con acqua di cottura della pasta) e salvia. Eccellenti punto e basta. Mi viene da dire che il ripieno sia un piatto (arrosto) a sé stante! Tra quelli che si assaggiano al ristorante in città siamo nella top 3 (o al massimo top 4).

(Piccolo consiglio: con questa qualità e con il lavoro enorme che sta dietro la confezione di queste paste ripiene, bisogna prevedere che il piatto di servizio sia bollente al momento di impiattare).

Già. I piatti. Usano solo piatti antichi. Vintage si dice oggi. Sono di grande classe. Gabriele mi dice che i piatti odierni: ‘non mi piacciono, sono troppo pesanti’. Pensiero raffinato.

-Secondo: gallina bollita, salsa verde (interpretazione personale, spessa, non liquida né troppo frullata), maionese al rafano (buona ma avrei osato di più con il rafano). Servita con il suo brodo (la classe!), insalatina di cavolo rosso (condita solo con aceto di mele) e purée (burro buono).

-Chiudo con fetta di crostata con marmellata di ciliegie. Anche qui bene il burro.

 

Che dire di più? Sono bravi, umili e positivi. Anzi, direi pro-positivi. Il locale è piccolo e sono spesso pieni: hanno stampato un volantino con alcuni ristoranti consigliati. Bravi! Questo significa collaborare con i colleghi! Non solo a parole.

Come è scritto sul volantino: ‘Torino e la ristorazione coscienziosa, materie prime eccellenti, lavorazioni rispettose’.
Sembra il manifesto di Slow Food.