Pubblichiamo un’articolo del giovane vignaiolo Maurizio Ferraro (ne abbiamo parlato qui), resp. vitivinicolo COPAGRI Piemonte (piccolo sindacato di agricoltori), che comparirà sul prossimo numero del giornale di questa associazione.
L’analisi qui di seguito é molto semplice e lucida oltreché interessante e/o inquietante…

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IL GRANDE BLUFF SUL VINO

I dati ISMEA evidenziano una situazione diversa da quella che si racconta!

Sui giornali annualmente escono articoli che snocciolano dati sulla realtà vitivinicola dell’anno precedente. Esaminandoli ci si rende conto del grado di salute del settore. Leggendo il dossier prodotto dall’UIV in collaborazione con ISMEA (Il Vino in Cifre, Corriere Vitivinicolo nr. 01 del 13 Gennaio 2014), mi sono balzati all’occhio un paio di dati che onestamente stridono parecchio con quanto letto sui giornali negli ultimi mesi.

Il primo dato che mi preoccupa particolarmente è quello della Superficie vitata in Piemonte:

– 2000= 53003,4 Ha (in Italia 742.440,3 Ha)
– 2011= 50591,6 Ha (in Italia 663.904,7 Ha)
– 2012= 48072,8 Ha (in Italia 654.823,1 Ha)

Questo significa che dal 2000 ad oggi abbiamo perso 4930,6 Ha di Superficie vitata pari al 9,3%, di cui ben 2518.8 fra il 2011 e il 2012. Un calo che rappresenta il 51% della perdita totale degli ultimi 12 anni! Anche in Francia il trend rispetto allo stesso periodo c’è stato (quasi -12%), ma nell’ultimo anno il calo è stato impercettibile (-0,29% rispetto al nostro – 5,24%).

Proseguo la mia personalissima riflessione e mi soffermo sui prezzi medi all’origine dei vini. L’analisi e il confronto con gli altri paesi è più complicata, per via delle differenti tipologie di vini prodotti. Speravo in qualche dato che inglobasse tutto, ma gli unici dati confrontabili sono quelli dei vini comuni:

– A Dicembre 2007 in Italia il prezzo del vino comune era pari a 3,85 €/ettogrado, superiore di 0,59 € rispetto a quello francese (+15%).
– A Dicembre 2012 in Italia il prezzo del vino comune era pari a 5,94€/ettogrado, superiore di 0,85 € rispetto a quello francese (+14,3%).
– A Dicembre 2013 in Italia il prezzo del vino comune era pari a 4,77 €/ettogrado, inferiore di 0,74 € rispetto a quello francese (-15,5%).

Innegabile che rispetto al 2007 il valore del vino comune sia superiore del 25%, ma balza subito all’occhio il fatto che il vino italiano ha subito una flessione di 1,17 euro in un solo anno, ben il 25% rispetto al 2012! Molti potranno dire che in Italia il valore del vino è da ricercare nelle DOC, ma i dati confrontati sono omogenei: anche in Francia esistono le AOC. Quest’anno ci siamo vantati di essere tornati ad essere i primi produttori di vino al mondo, a quanto pare però il nostro competitor storico (la Francia) pur producendo meno riesce a vendere meglio!

Il prezzo del vino è fortemente vincolato alla sua qualità; siamo così sicuri di essere così bravi a produrre? Un’idea ce la possiamo fare snocciolando i dati inerenti l’utilizzo dei fondi CEE sui piani di sostegno per i Mosti concentrati:

– Italia 203.144.000 €
– Francia 54.709.000 €
– Spagna 0 €

Naturalmente il clima spagnolo è più favorevole del nostro, ma com’è possibile che in Italia si spenda una cifra quasi 4 volte superiore rispetto alla Francia per mosti concentrati?

Sempre guardando agli aiuti, mi hanno anche colpito i dati:

sulla vendemmia verde: Spagna e Francia non hanno utilizzato fondi per questa misura, mentre l’Italia ha sprecato risorse per ben 48.725.000 €.

2. sulla distillazione di crisi: l’Italia ha utilizzato 47.046.000 €, ben il 30% in più rispetto alla Francia (32.738.000 €) e addirittura il 100% rispetto alla Spagna (0 €), dove il vino costa certamente di meno (3,35 €/ettogrado a Dicembre 2013), ma a quanto pare non se ne butta via, o comunque non si incentiva a farlo.

Indubbiamente questi dati non sono di alcun conforto, anzi, probabilmente aiutano a comprendere meglio il motivo per cui il Vigneto Italia, e in particolare quello Piemonte, ha subìto il drastico ridimensionamento sottolineato all’inizio di questo articolo!

Chiudo con il dato che mi ha sconvolto di più: in Italia nei primi 9 mesi del 2013 abbiamo IMPORTATO la bellezza di 183.539.779 Lt. di Vino sfuso dall’estero, in particolare da Spagna, USA, Sudafrica, Francia, Australia, Cile, Argentina e Altri; rappresentano il 5,75% della tanto contestata vendemmia 2012 e lo abbiamo pagato mediamente 0,65 euro al litro, il 34% in più dell’anno precedente (anno in cui abbiamo importato una quantità molto simile).

Ma che paese è quello che spende soldi comunitari per far buttare per terra l’uva ai propri agricoltori con la vendemmia verde, che spende soldi comunitari per far buttare via vino con la distillazione di crisi, che sottopaga l’uva dei propri vigneti al punto che i contadini stanno abbandonando la viticoltura (ma non è l’unico motivo!) e poi importa una quantità così grande di vino dall’estero? E per farne cosa poi?!

C’è poco da stare allegri, l’osservazione dei dati estrapolati dal nr. 01 del Corriere Vitivinicolo del 13 Gennaio 2014 (Il Vino in Cifre), fotografa una situazione drammatica, aggravata da un generale condizione di indifferenza. Speriamo di riuscire a far comprendere ai nostri politici che è giunta l’ora di fare qualche cosa per i viticoltori, la maggior parte dei quali sta subendo questa situazione pesantissima.

​Ferraro Maurizio

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