Voi lo avete mai bevuto il Barolo di Viglione?

Ho assistito con qualche giorno di ritardo alla querelle scatenata dall’articolo di Pietro Fasola (qui) sulla vigna ai Cannubi fino a poco fa data in affitto a Giulio Viglione. Cercherò di mantenere toni pacati essendo parecchie persone intervenute mie amiche e/o conoscenti.

Non entro nel merito sul paragone tra i Cannubi ed il Gran Cru borgognone Romanée Conti che ha indignato qualcuno, non è il succo dell’articolo di Fasola. Questo pone l’accento sul fatto che si sia perso un vigneto composto da ceppi vecchi di 80 anni. Infatti il proprietario, il Comune di Barolo, appena recuperato il vigneto in affitto dal 2003 a Viglione, ha sistematicamente provveduto all’espianto dello stesso. Cosa legittima essendone proprietario.  

Sono intervenuti in parecchi. Il famoso blog Intravino ha addirittura fatto una piccola indagine chiamando conoscenti a Barolo: la leggete qui. Il risultato è che pare che il vigneto fosse malconcio. Fallanze, addirittura piante malate di flavescenza! Vicini arrabbiati! Interviene anche il bravo produttore Scarzello, assessore del comune di Barolo (su Winemag qui): pacatamente spiega anche lui che il vigneto andava espiantato in quanto malconcio. Benissimo!

Molti commentano l’articolo di Intravino scandalizzati: Quello di Fasola non è giornalismo serio!

E sentire anche Viglione? Forse potrebbe essere utile nel nome del cosiddetto giornalismo serio. O no?

Insomma Viglione ne esce come un povero vecchio vignaiolo, neanche tanto capace.

Conosco Giulio Viglione da anni e lo considero un grande produttore: vi assicuro che sa molto bene quello che fa e non è uno sprovveduto. Ma la di là di quello che penso io di questo vigneron la cosa importante è un’altra. Conosco quel vigneto, non ci sono però mai stato a controllare quante fallanze ci fossero ne se il vigneto fosse invaso dalla flavescenza. Anzi, se ve la devo dire tutta non mi interessa! Non è il mio lavoro.

Ho bevuto però il suo Barolo parecchie volte. Mi basta questo per sapere che quel vigneto non è abbandonato a se stesso. Il Barolo di Viglione è eccellente: un vino di classe.

Questo è quello che conta!

Voi lo avete mai bevuto il Barolo di Viglione?

Lo considero una vera espressione di Terroir: Gran Cru Cannubi, comune di Barolo.

Il colore è quello del Nebbiolo: tenue con l’unghia mattonata. Non siamo dunque di fronte ad un Barolo nero. Il vino è fine ed elegante, equilibrato. Dalla ottima beva, non pesante. Tannini delicati. Come si conviene ad un vino dei Cannubi. Non siamo di fronte ad un Barolo liquoroso e pesante con tannini durissimi. È molto, molto longevo. La qualità dei grandi, non sempre scontata. Neanche in Langa.

Quindi legittimo indignarsi, ma forse sarebbe meglio assaggiare il vino.

Va bene! Non si tratta di un vigneron di moda. Giulio non fa pubbliche relazioni, non organizza mega degustazioni a New York o in giro per il mondo. Non invita giornalisti. Ignorato dalle guide e dalle classifiche. Ha una piccola produzione, è da solo. Non viaggia mai, niente macchinoni, niente politica. Solo un anziano vigneron che vive tra Barolo e Monforte muovendosi col suo Doblò. Attenzione: non ho nulla contro chi invece fa PR, invita giornalisti, viaggia molto, ha macchinoni, ecc. Vi ho solo descritto la persona Viglione. Addirittura è sconosciuto in Langa. Difficile trovare i suoi vini nei ristoranti o enoteche di Langa. In paese lo conoscono perché lo vedono in posta o dal panettiere. Un famoso ristoratore di Monforte, qualche anno fa mi disse: Giulio? Ma a fa el vin quiel li?

Tornando all’articolo di Fasola, discutibile quanto volete, ma un fondo di verità ce l’ha. Tutti in Langa vogliono tenere i vigneti con ceppi vecchi in nome di un patrimonio (giustamente) da preservare. A parole però! Nella realtà dei fatti di ceppi vecchi ne vedrete molto pochi girando nelle belle colline langarole. E dico questo al di là della vigna in questione Viglione/Cannubi.

Ricordo anche quello che successe alcuni anni fa nel più famoso Gran Cru di Serralunga: quello che ha regalato bottiglie leggendarie di due Domaines langaroli. Morto il vecchio proprietario, gli eredi prontamente spianarono tutto con le ruspe. Ritroveremo la qualità di quelle bottiglie indimenticabili con ceppi giovani?

Addirittura, tra i commenti dell’articolo di Intravino, un certo ‘Sancho P’ si chiede se tra i Barolo Cannubi odierni ci siano dei veri fuoriclasse. Molto pochi dice lui. Possiamo dargli torto?

Chiudo segnalandovi una iniziativa di Pietro Fasola. Giovane e competente milanese, laureato a Pollenzo, ha iniziato un progetto con un amico: Vite Sparse. Andatelo a vedere. Un progetto intelligente ed innovativo.

Sui loro social (FB e IG) hanno intervistato la settimana scorsa l’azienda Pacina a Castelnuovo Berardenga (grandissimi vini). Non vi perdete questa intervista! Qui il video FB. Molto interessante: oltre a raccontare la storia e la fiolosofia di questa azienda, saltano fuori anche i problemi della DOC Chianti. Anche qui forse si arrabbierà qualcuno….

P.S.

Adesso non ‘assaltiamo’ il buon Giulio per intervistarlo e chiedergli cosa ha combinato in quella vigna. È una persona mite e a modo. Piuttosto, quando capitate in Langa, andate a trovarlo. Non presentatevi come grandi giornalisti, ecc. Basterà che siate spontaneamente interessati al suo lavoro e vi accoglierà con molto piacere senza sapere chi siete. Solo perché siete appassionati.

08.03.2015
Due pezzi da 90 del vino Italiano: Giulio Viglione ed il sign. Florio Guerrini (Paradiso di Manfredi, Montalcino). Entrambi non di moda.

Voi lo avete mai bevuto il Barolo di Viglione?

 

 

 

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